L’aura dell’autenticità è questo segno – A Fermignano il mare non c’è – febbraio 2012

di marcogenga

(abbiamo fatto un giornale che parla del nostro paese per capire come si può raccontare un luogo abitato. Il giornale si chiama A Fermignano il mare non c’è. Metto qui testi. Il giornale intero, in PDF, da leggere e stampare, invece è qui. Insieme ad altra roba)

“Con vista del centro storico (ponte romano e torre medievale) e della doppia cascata sul Metauro, si entra, km 44, in Fermignano m 200, ab. 7897, centro industrioso sulla sin. di un’ansa del Metauro. La sua fondazione risale al periodo romano preimperiale; seguì le vicende della vicina Urbino. Di Fermignano era la madre del Bramante, Vittoria di Pascuccio (il padre vi si sta- bilì nel 1475). Nel 1578 vi soggiornò, nella villa chiamata “Isola”, il Tasso. Oltrepassando il Giardino pubblico, dove sono un busto in bronzo del Bramante di B. Baratti (1976) e il monum. ai Caduti di Giuseppe Romagnoli (1924), si trova una bassa casa con due portali gotici, quindi si giunge nella piazza principale. Vi si stacca il breve corso Bramante; dopo pochi metri a sin., al N. 5, sulla facciata dell’ex sede comunale, è un medaglione del Bramante, di Giuseppe Romagnoli (1924); ancora a sin., al N. 23, il palazzo Calistri con portale rinascimentale. Al termine del corso si erge una torre medievale con beccatelli a sporto; accanto un ponte a tre arcate di origine romana (I o II sec. a. C.). Dal 1995 Fermignano è sede del Premio internazionale Biennale “Fabio Bertoni”; il Museo dell’Incisione (via Martiri della Libertà, t. 0722331728; http://www.spac.pu.it) recentemente allestito dispone così di una buona dotazione di opere derivanti dalle edizioni del premio e delle numerose opere dell’artista Fabio Bertoni, al quale si sono aggiunte quelle di artisti di fama internazionale. Un bel panorama su Urbino e verso l’Appennino si può godere salendo alla Serra Alta m 350-400, boscosa collina a km 3 da Fermignano”. Queste sono le righe che la Guida Rossa del Touring Club Italiano dedicava a Fermignano in un’edizione di qualche anno fa. Cosa possiamo aggiungere?

Ho un certo ricordo di un fatto accaduto a Sant’Angelo in Vado – saranno passati quindici anni – quando l’Amministrazione comunale ha deciso di ritinteggiare le pareti interne dell’arco di Porta Albani. Su ognuna delle due pareti c’era una scritta dipinta risalente al periodo fascista che riportava una sentenza di Mussolini: “Libro e moschetto fascista perfetto” e “Il credo del borghese l’egoismo il credo del fascista l’eroismo”. Le lettere erano scrostate e poco leggibili. Al momento di ritinteggiare, l’Amministrazione si è trovata di fronte a una scelta difficile: coprire con la vernice nuova quelle parole così politicamente caratterizzate oppure conservarle e ripristinarne la leggibilità. La scelta curiosa è invece stata una terza: coprire le parole con la vernice nuova e riscriverle nuovamente identiche nella grafia e nella firma. Pochi giorni dopo, un sabato notte, qualcuno le ha imbrattate con una secchiata di vernice rossa. Il giudizio sul gesto è stato un’accusa di terrorismo da parte dei più esaltati e di vandalismo da parte dei più moderati. Qualcuno, più riflessivo, si è chiesto invece che differenza ci fosse tra la vernice nuova delle frasi del Duce e la vernice nuova dei vandali rossi se non il fatto che la prima godeva dell’ufficialità amministrativo-comunale mentre la seconda no. In fondo entrambe hanno un significato politico; ed entrambe una valenza storica pari a zero, poiché entrambe risalenti a pochi giorni prima. Altra cosa sarebbe stata se ad essere imbrattate fossero state le vecchie frasi originali. Ma quelle non ci sono più, coperte dalla vernice gialla con la quale sono state ritinteggiate le pareti.

In fondo a Corso Bramante, sulla sinistra, a una manciata di passi dal Mascaron e dalla Torre, separato dal cancello dell’ex-Lanificio Carotti dal vicolo che porta alla chiesa di Santa Veneranda e poi al Pianello, c’è uno studio di avvocatura. Adesso c’è una grande vetrata, prima c’era la saracinesca di un garage. Quando le venezia- ne sono su, si vedono all’interno la scrivania e le sedie intorno. Le sedie sono riconoscibili come un sinuoso modello famoso: la Panton Chair disegnata da Verner Panton e prodotta da Vitra dagli anni ‘60. All’esterno, accanto alla vetrata, incastonato nel muro ritinteggiato da poco, c’è il numero civico: 52. La particolarità è il simbolo alla sinistra del numero: un fascio littorio. Non sono rare, a Fermignano e altrove, queste pia- strelle con il numero civico del periodo fascista. Ce ne sono nella casa di fronte, che si affaccia su piazza Giorgiani, e ricordo di averne viste in più di una casa colonica in giro per la campagna. Se ne trovano fotografate anche on-line.

Al contrario delle scritte sull’arco a Sant’Angelo, queste piastrelle dei numeri civici sono autentiche, autenticamente vecchie e fasciste, quindi possiedono una variante di quell’aura che Walter Benjamin attribuì alle opere d’arte originali e che le differenzia rispetto alle loro identiche riproduzioni tecniche. Infatti, capita di chiedersi, di fronte a un edificio, cosa sia accaduto in quel luogo nel passato. Capita di chiedersi: cosa c’era prima qui? Ma la domanda non si pone sempre e naturalmente, serve qualcosa che la scateni, una traccia, un segno che la provochi. L’aura dell’autenticità è questo segno.

Il territorio è un palinsesto: grattando la sua superficie affiorano tracce di quello che è stato. Il territorio urbano, dove si addensa in uno spazio limitato un’ampia successione temporale, è un palinsesto che lascia leggere con facilità le sue stratificazioni successive e permette di ripercorrere una linea temporale che passa per i nodi che riconosciamo. Sentimentalmente, la città è uno strumento che ci permette di viaggiare nel tempo. Quello che certe guide storico-turistiche ci permettono di rivivere su carta attraverso la sovrapposizione di fogli lucidi sui quali sono di- segnati gli edifici nel corso dei secoli, la città permette di riviverlo dal vero. Nel giro di pochi passi, a Fermignano possiamo seguire questa linea storica dal passato al presente attraverso questi nodi, ad esempio: passando dal ponte costruito dai romani alla torre che sorveglia il passaggio sul fiume nel medioevo; balzando in avanti fino all’800 della ciminiera della cartiera già diventata filanda della seta e poi lanificio; tornando al nostro numero civico fascista e alle sedie disegnate oltre cinquant’anni fa e che vedemmo solo qualche giorno fa; arrivando infine a noi, che siamo qui e abbiamo compiuto questo viaggio. È scontato affermare che Fermignano abbia una storia, ce l’hanno più o meno tutti i luoghi. Meno scontato è che ne sia consapevole; che la sua sia una storia che vale la pena raccontare; che sia in grado di farlo. Il Touring Club Italiano deve fare una scelta, e la sua scelta si traduce in 22 righe dedicate nella sua Guida Rossa. Cosa possiamo aggiungere?

Ognuno fa le sue esperienze rispetto alla storia del paese in cui vive, ognuno segue le sue personali linee storiche e racconta i suoi percorsi. Occorre realizzare, se la riteniamo possibile e utile, una sintesi di tutte queste storie e di questi percorsi personali in una storia collettiva e condivisa che sveli anche quale sia la peculiarità della storia di Fermignano e creare percorsi reali nello spazio, comuni e pubblici, che la tengano insieme. Restando sull’esempio delle Guide Ros- se, la guida dedicata a Roma propone degli itinerari tematici per scoprire la città che collegano luoghi appartenenti a un certo periodo storico: augustea e imperiale, paleocristiana, quattrocentesca e cinquecentesca, barocca, moderna, eccetera eccetera. Possiamo individuare anche a Fermignano un itinerario che colleghi i luoghi che ne rappresentano la peculiarità e che siano interessanti, leggibili e importanti tanto per i turisti (poi) quanto per i fermignanesi (prima). Le storie sono sempre intrecciate e contraddittorie, quale sia quella ufficiale spetta a noi deciderlo.

In una nostra intervista ai candidati alla carica di Sindaco nelle scorse elezioni, alla domanda su quale fosse la caratteristica che distingueva i fermignanesi, entrambi hanno ri- sposto che è il lavoro. Uno dei due ha aggiunto che, se avesse avuto un milione di euro, avrebbe comprato l’ex-cartiera per realizzare un museo dell’archeologia industriale fermignanese. Ecco allora il primo indizio. Il secondo lo troviamo quando la guida del Touring Club definisce Fermignano “centro industrioso”. L’industriosità suggerisce però un talento che si esprime nel futuro, quindi – pur riconoscendo di abitare davvero in un centro industrioso – parliamo piuttosto di “industrialità”, termine che descrive uno stato di cose e fa più al caso nostro. Se riconosciamo la peculiarità di Fermignano nell’industrialità, dobbiamo conseguentemente individuare nei luoghi dove questa industrialità ha preso forma i luoghi da proteggere (uno), rigenerare (due), promuovere (tre). Sappiamo che è una lista di attività non banali da svolgere. Ci preoccupa di più quello che non sappiamo: facciamo ancora in tempo?

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