uno stronzo qualunque

"Ci sono gli stronzi. Poi c'è lo stronzo qualunque" A. S. Shole

Categoria: Storie vere

Buone feste e buon lavoro

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A tutti fa piacere passare le domeniche e i giorni di festa coi propri cari. Fa piacere anche a chi di cari non ne ha, povero, stare magari per i fatti suoi. Insomma, le domeniche e i giorni di festa sono sacri! Cioè, erano. Non lo sono più perché è arrivato un Gargamella che ha concesso la possibilità di tenere aperti i negozi anche quando il calendario segna un giorno rosso. Se chi ha liberalizzato le aperture dei negozi è un cattivone, chi dice di tornare indietro ci vuole bene, giusto? La risposta non è così scontata, secondo me. È un tema che può esemplificare quello che chiamiamo populismo – tanto difficile da definire quanto facile da riconoscere, un po’ come la pornografia.

Il tema dell’apertura dei negozi nei giorni festivi è un tema che riguarda tanti – anzi, tutti, come lavoratori e consumatori. Il populista lo affronta di petto scegliendo la strada più facile, in linea con la sua visione dicotomica delle cose, solo bianche o solo nere, la soluzione più superficiale e utile a raccattare immediato consenso. Credo che le cose vadano più o meno così:
– Mannaggia, questa domenica mi tocca lavorare dice al populista l’amico commesso del supermercato.
– Fermo lì, interviene il populista, te la faccio io una legge per farti stare a casa, a te e a tutti i cittadini, non come quei cattivoni che non vogliono farti stare a casa con tua moglie e i tuoi figli, quei corrotti, eccetera.

Il populista ha mica anche un amico infermiere o poliziotto o cuoco? Dove va a mangiare l’amico commesso con la moglie e i figlioletti nelle domeniche finalmente libere e liberate? Ma se fai uno di quei mestieri lo sai che si lavora anche di domenica, dice – e l’ho sentito dire spesso da chi vuole i negozi chiusi nei festivi.

Secondo me è un’obiezione che ha alcuni limiti. Innanzitutto non è carino nei confronti dell’amico commesso, perché suggerisce che chi lavora, ad esempio, in un ristorante ha scelto di farlo, seguendo vocazione e professione, mentre chi lavora nel supermercato, povero anche lui, non ha saputo trovare di meglio. Non può essere soddisfatto, il commesso, del lavoro che fa? E – secondo limite – siamo certi che chi lavora nel ristorante lo sia, soddisfatto? Oppure capita che ci lavori perché riesce a conciliarlo con qualcos’altro, perché è una tipologia di lavoro che più di altre si presta a essere svolto saltuariamente o stagionalmente? Il terzo limite è che la distinzione tra lavori che impegnano da lunedì a venerdì e quelli che impegnano anche la domenica viene sempre meno. Quale lavoratore nel settore del commercio si stupirebbe se gli fosse chiesto di essere presente anche nei giorni festivi? Sono anni che accade e fa parte delle regole del gioco. Regole che consentono ampi margini operativi, peraltro. I macellai del mio paese sono regolarmente e tradizionalmente chiusi di domenica e nei pomeriggi di martedì e giovedì: avranno fatto i loro conti.

Non voglio liquidare la scelta populista di imporre per legge la chiusura dei negozi nei giorni di festa con la facile sebbene ragionevole battuta: e allora i ristoranti? Non penso neanche di tirare in ballo le leggi del Capitalismo che necessariamente scardina riti e tradizioni e legami famigliari, per carità. Ed evitiamo di constatare come le abitudini dei consumatori siamo cambiate, come questa non sia una cosa brutta per forza – e come gli stessi consumatori debbano forse entrare nel dibattito sul tema, portatori di bisogni e diritti anche loro. Amazon e (big) compagnia? Passiamo oltre.

Qualche parolaccia, almeno un paio, bisogna che la diciamo, però: corporativismo fascista. Nelle corporazioni del Ventennio si pretendeva di risolvere le dinamiche economiche tra Lavoro e Capitale per mezzo dello Stato, nel quale tutte le contraddizioni si annullano, a maggiore gloria dello stesso. Al di là del fallimento di questo sistema e della condanna del quadro politico nel quale si inseriva, è innegabile che anche il fascismo riconoscesse la presenza di certe dinamiche economiche. Il populista no.

Il populista valuta e sceglie tenendo come unici parametri il riscontro immediato di consenso e l’immagine di una famiglia delle pubblicità anni ’50. Non esistono per il populista né la legittima aspirazione al profitto da un lato, né le altrettanto legittime conquista e rivendicazione dei diritti dall’altro. Non esiste alcuna dignità del Lavoro, né in quello dell’imprenditore né in quello del dipendente, per il populista. E quindi nessuna preoccupazione sulle conseguenze di tali scelte tranne la valutazione dell’immediata soddisfazione della necessità di dare risposta ai temi che proprio perché quotidiani e comuni richiederebbero ponderazione e raziocinio, piuttosto che istinto e rabbia. Se il commesso fosse amico di un medico e non di un politico, lamentando un dolore alla gamba si sentirebbe rispondere: e tagliamola, sta gamba! Perché il populista è pigro, non ha voglia di pensarci su e dice la cosa più facile e veloce che si può dire.

Non riesco a immedesimarmi nell’imprenditore che tiene aperto il negozio nei giorni di festa. Riesco invece a immedesimarmi molto bene nel dipendente che lavora di domenica – ci riesco perché mi è capitato, semplicemente. Non ero felicissimo di andare, lo ammetto: tutti i miei amici di domenica erano a casa e il sabato si faceva tardi. Se mi avessero detto che la domenica basta, non si lavora più, è proibito, sarei stato contento, sì. Probabilmente più contento ancora sarei stato se mi avessero detto che di domenica si lavora perché i clienti di domenica ci sono, che si fanno i turni, che è riconosciuto un bonus, che si recupera un giorno durante la settimana, eccetera – evitando magari certi toni ricattatori. Più contento, insomma e in generale, se l’intervento dello Stato non fosse per imporre un divieto ma per garantire libertà e dignità e diritti al mio datore di lavoro e a me. Un intervento che garantisca opportunità per tutti, nel rispetto dei ruoli e delle aspettative, con le giuste tutele, monitorando, valutando, correggendo le storture e sanzionando le condizioni di sfruttamento.

Sarebbe la politica, dice un amico mio, no i discorsi da bar. E io sono d’accordo con la prima parte soltanto, perché questa storia dei discorsi da bar rischia spesso di diventare a sua volta un discorso da bar, dipende da chi la tira fuori, quindi meglio non abusarne. L’importante è che quei bar siano aperti nei giorni rossi del calendario. Se credono, ovviamente.

 

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Il sapore di un’albicocca

Ieri sono uscito di casa per andare dalla mia fruttivendola di fiducia a comprare un’albicocca. Durante il tragitto mi sono venute in mente le cose che scrivo qui sotto.

Pare che tutti siano d’accordo che il Vecchio Campo Sportivo (VCS) debba restare un’area verde; non tutti sono d’accordo su cosa debba intendersi per area verde e su come raggiungere l’obiettivo.

Le due idee che si confrontano in questi giorni sono quella inserita nella Variante al Piano Regolatore, presentata dall’Amministrazione Comunale, e quella del Borgo Metauro Park (BMP), presentata dagli Gnano Bulls insieme ad altri cittadini di Fermignano. La Variante prevede la cessione di una parte del VCS al fine di ricavare i fondi necessari alla sistemazione della parte restante; il BMP consiste nella realizzazione di un parco a destinazione sportiva e ricreativa su tutta la superficie del VCS.

Pur ritenendo che la Variante sia stata fatta in buona fede e il BMP un’iniziativa meritevole, a me non piace nessuna delle due ipotesi. Anzi, secondo me entrambe compromettono irreversibilmente le potenzialità dell’area.

La Variante riduce la superficie del VCS per far posto ad attività terziarie e/o servizi.

schedaPRG

Pur ammettendo che i 5000 mc previsti occupino solo una piccola parte dell’area totale, a questa piccola parte vanno aggiunti i mq occupati dai parcheggi necessari per quei 5000 mc costruiti.

Pur ammettendo che siamo disposti a rinunciare a una parte del VCS per trovare i fondi necessari alla sistemazione della parte restante, non abbiamo la certezza che quei fondi verrano davvero utilizzati come promesso – pensiamo a un’emergenza, un tetto della scuola da rifare, ad esempio: chi si opporrebbe all’utilizzo dei fondi destinati precedentemente al VCS? E allora si potrebbe essere tentati di cedere un altro pezzettino, per trovare i fondi per sistemare la parte restante. E così via, senza alcuna garanzia – essendoci un precedente: mesi fa un Consiglio comunale votò che mai si sarebbe costruito nel VCS, mentre la Variante prevede il contrario, adducendo motivazioni di tipo economico.

Oppure no, ammettiamo che i fondi ricavati dalla cessione siano super-vincolati al punto che l’Impresa che edifica i 5000 mc di centro commerciale debba essa stessa sistemare il resto dell’area. In questo caso credo che il rischio sia che l’Impresa, così costretta, proponga e realizzi un progetto superficiale, frettoloso e con l’occhio al risparmio. Non mi dà alcuna garanzia l’eventuale supervisione di un’Amministrazione comunale come quella attuale, visti i pessimi risultati ottenuti in occasione di opere importanti come la (ex) Scalinata di Piazza Don Minzoni, il (cosiddetto) Belvedere sul fiume e il (grosso) edificio che sta sorgendo proprio nell’area adiacente al VCS.

Il progetto del BMP prevede la realizzazione di diversi impianti: campo da calcio, campo da basket, campo da beach volley, piscina estiva, campo da bocce, skate park, anfiteatro per eventi, pista da running (con ponticello), area giochi per bimbi.

BMP

Il campo da calcio aperto e libero per i bambini è già stato realizzato in occasione del Torneo over 35 organizzato dagli Gnano Bulls nel giugno del 2013 e le sue condizioni attuali sono evidenti a chiunque si rechi nel VCS: restano solo le porte senza rete – una porta e mezza, anzi, visto che una è intera, mentre all’altra manca la traversa. Campi da calcio in giro per il territorio comunale ce ne sono, ma il punto non è questo; è, più banalmente, che forse un campo come quello, aperto e libero, per i bambini è troppo grande. I bambini, almeno da quando ero bambino io – cioè da 25/30 anni – a calcio ci giocano liberamente e all’aperto nella parte dei Giardinetti di Piazza Don Minzoni non occupata dalle strutture dei giochi e dalle panchine. Quelle sono probabilmente le dimensioni giuste per un campo per bambini libero e all’aperto. Una collocazione giusta può essere nei giardini di Via Tronto, di fronte all’ingresso dell’asilo nido: si levano le altalene rotte e lo scivolo inutilizzato se non per scriverci cazzo-figa-culo-tette, si piantano due pali con una rete (vanno bene anche quelle verdi delle recinzioni, così durano di più) e il campo è fatto – anzi, i campi sono fatti, perché se perpendicolari alla strada a occhio ce ne scappano due. Sarebbe anche un intervento coerente con un’area dove ci sono un Palazzetto dello Sport, un asilo nido, l’inizio di un (fu) percorso-vita; accanto a una via, Via M. L. King, molto frequentata da chi vuole passeggiare o correre (facendo serenamente a meno di una pista da running dedicata).

Il campo da basket c’è già, a disposizione di tutti in Via Tiziano presso i cosiddetti Polivalenti, e sistemato qualche anno fa dagli stessi fruitori in maniera impeccabile. Di certo sarà sovraffollato durante la bella stagione, ma le mie perplessità sono di altro genere: temo che realizzare un secondo campo da basket a due passi dal centro privi di vitalità un quartiere che molto probabilmente risentirà del trasloco del supermercato Conad. Cosa me ne frega a me che sto in Piazza? Magari niente, per carità, ma nel proporre un progetto per tutta la cittadinanza avrei piacere che si considerassero anche le conseguenze di quel progetto su parte della cittadinanza.

Anche un anfiteatro per eventi c’è già, è la (ex) Scalinata. Vero è che nessuno la usa, né come scalinata né come teatro, però prima di costruire un doppione proverei a utilizzare quello che già c’è, fatto bene o fatto male che sia.

La piscina è un grande progetto. Non ho idea di quanto possa costare costruire e poi mantenere una piscina, né se le piscine dei Comuni intorno al nostro siano così brutte, lontane o sovraffollate da scoraggiarne la frequentazione. Personalmente risolverei la questione con una convenzione tra Comuni e una corriera, ma ammettiamo che davvero ci sia un assoluto bisogno di una piscina a Fermignano e che arrivi un assegno in bianco da un benefattore tanto generoso quanto misterioso e che la piscina si possa fare. Se così fosse, non facciamola solo estiva, facciamola chiusa, così la utilizziamo tutto l’anno. La collocazione giusta per questa grande opera è la zona dove si è già delineato un polo sportivo, cioè a Cavanzino, vicino ai campi da tennis e da calcio. Si proseguirebbe così coerentemente con l’ampliamento di un’area che ha già la sua vocazione sportiva – inserendo qui anche il campo da beach volley. Sul lato destro di Via Costa si possono realizzare i parcheggi che servono tutto l’impianto.

Per le bocce e lo skate park non so, dico la verità, non riesco a immedesimarmi.

Di giochi per i bimbi ce ne sono decine sparsi per il paese, in ogni scacco di erba libera abbastanza grande è stata piantata un’altalena – e lì abbandonata al suo destino.

E allora cosa diavolo ci facciamo in questo stramaledetto campo sportivo? Niente, non ci facciamo niente. Anzi, togliamo anche un po’ di quello che c’è. Togliamo il muro intorno, che è in condizioni fatiscenti e non invita per niente ad entrare. Togliamo la possibilità di parcheggiarci il venerdì quando c’è il mercato. Non togliamo la sporcizia, perché quella quasi non c’è, visto che nessuno ci va nel VCS, nemmeno per sporcarlo apposta.

Immaginiamo che la stradina di breccia che parte dal cancello e va verso destra, creata dagli anni e dalle Feste dell’Unità, dell’Amicizia e della Birra, arrivi fino al confine del VCS e trovi un modo per sbucare verso il supermercato che verrà. Immaginiamo che andando a fare la spesa un bambino dica che vuole giocare sul prato e insieme alla mamma aspetta che il babbo ritorni con le buste piene. Magari la volta dopo il bambino ci viene con un amico e giocano al pallone mentre una ragazza lancia il frisbee al suo cane. Dei tipi più intraprendenti portano due paletti e un nastro e cominciano a fare due scambi con le racchette da spiaggia. Un signore che sta leggendo sente i toc-toc della pallina di gomma e allora alza gli occhi dal libro e li guarda.

Lo ammetto: queste sono tutte cose che farei io, però a voi che leggete ne verranno di certo in mente altre. Il muro che abbiamo abbattuto, ad esempio, non lo buttiamo via, ma lo piazziamo qua e là sull’erba in blocchi e ci facciamo un’arena per giocarci con le pistole che sparano le pastiglie di vernice. Coi mattoni che avanzano ci facciamo delle piazzole per metterci la graticola e fare le grigliate. Possiamo farci un giardino, al VCS, e guardare come cambia colore durante l’anno a seconda delle fioriture. E poi trasformare quel giardino in un labirinto di piante e percorrerlo per scoprire al centro una scultura che cambia ogni stagione messa a disposizione dei cittadini da qualche imprenditore generoso. Quando ci stanchiamo del labirinto, ci piantiamo un albero da frutto per ogni bambino che nasce e quando i frutti saranno maturi facciamo una festa e raccogliamo i frutti e li diamo all’asilo, oppure li vendiamo e col ricavato ci sistemiamo un lampione, ci rifacciamo le strisce pedonali, ci tagliamo l’erba degli spartitraffico.

Oppure arriverà il giorno in cui capiremo che l’idea migliore è quella di un centro commerciale con la piscina dentro (o viceversa, non mettiamo limiti alla fantasia), ma nell’attesa di quel giorno vale la pena riempire quello spazio di tanti significati prima di riempirlo di cose; e godersela, quell’attesa. Un biglietto del Circo Donato Orfei di un paio di anni fa dava appuntamento a grandi e piccini in Piazza Divertimenti: quel nome inventato dà seriamente l’idea di quello che sarebbe bene fare al Vecchio Campo Sportivo.

Concludo. Dunque arrivo dalla fruttivendola e dico: dammi un’albicocca! Lei: non è ancora proprio la stagione, però, ti avverto. E io: dammela lo stesso! Il sapore dell’albicocca non era un granché e ci sono rimasto male. Ma ormai l’avevo mangiata.

***

Per approfondimenti.

Il link alla Variante al PRG (in particolare Norme Tecniche di Attuazione – art. 30 e Tav.2B-3):

http://www.comune.fermignano.pu.it/index.php?id=28344

Il link al Gruppo Facebook del Borgo Metauro Park:

https://www.facebook.com/groups/borgometauropark/

Colletta!

Non il tao del fumo

Lo zen e l’arte di tirare i sassi

Un pezzo meno facile

Niente di importante

Dieci anni fa

Dieci anni fa non ricordo cosa ho fatto, la mattina. Ma il pomeriggio ero seduto al tavolo della cucina, a studiare un scelta di pensieri tratti dallo Zibaldone di Leopardi intitolata Tutto è nulla per un esame di letteratura comparata, quando la mia mamma mi ha chiamato per dirmi che era ‘successo qualcosa’ a New York.

Dopo aver passato un paio d’ore davanti alla tele, visto le torri crollare, pensato cosa diavolo me ne fregasse di studiare Leopardi mentre nel mondo accadevano cose così grosse, sono uscito a fare due passi. Mi pare fosse piuttosto freddo per essere l’inizio di settembre, più freddo di oggi certamente.
Tutti i bar avevano la tele accesa, i vecchi seduti ai tavoli commentavano le immagini come fosse un film, poi, piano piano, si alzavano sbadigliando, perché qualunque spettacolo dopo un po’ annoia. Un amico mio disse che l’Iran aveva i giorni contati.
La sera, a casa della mia morosa, abbiamo visto La stanza del figlio di Moretti in videocassetta, e considerato le differenze tra tragedia collettiva e tragedia familiare e la loro rappresentazione: lei, vedendo il film pianse, non pianse invece il pomeriggio, guardando le immagini delle persone che cadevano.

Pur potendo essere più preciso nel racconto, non vi annoierò oltre. Poche righe solo per dire che magari non ricordo cosa ho fatto l’altroieri, ma cosa ho fatto e dov’ero dieci anni fa invece sì. Credo che sia più o meno normale, eppure istintivamente sento che c’è un significato più profondo, ma non riesco a metterlo a fuoco, ad afferrarlo, e le probabilità di riuscirci diminuiscono anno dopo anno, avvenimento dopo avvenimento, tragedia dopo tragedia, immagine dopo immagine. Retoricamente, potrei dire che ho la risposta ma non la domanda. Misticamente, sono in attesa di un’illuminazione. A volte accade.

Dagli al negro! (soprattutto quando è finto)

A un amico mio è successa una cosa buffa. Nel mio villaggio, che si chiama Fermignano e che sta in provincia Pesaro-Urbino e ha un sindaco leghista, c’è stata, nel primo fine settimana di agosto, la festa della Lega. Il nome esatto era: Lega Fest – Festa Nazionale Lega Nord Marche. Vi chiederete, come mi sono chiesto anch’io: ma se è delle Marche, come fa a essere nazionale? Risposta, di uno degli organizzatori: semplice, per la Lega ogni Regione è una Nazione, quindi… La festa è finita sui giornali prima di cominciare, perché sui manifesti pubblicitari affissi per le strade avevano messo Asterix – un’immagine di Asterix, intendo, non quello vero. La cosa è stata segnalata alla Mondadori, detentrice dei diritti in Italia sul personaggio, e gli organizzatori hanno dovuto rinunciare al loro gallico collega d’inchiostro per non incappare in rogne legali. Qualcuno ha chiesto: ma da quando Asterix e Obelix sono così attivi nel movimento? Risposta: da sempre!

Sulla bacheca dell’evento su FB, accanto, anzi sopra, ai post di sostegno ed entusiasmo per la festa, si è riversato un fiume di commenti negativi, che andavano da una generica perplessità per una festa della Lega Nord nelle Marche a più circostanziati riferimenti all’ideologia razzista del partito organizzatore fino a veri e propri insulti. Ho seguito, vi assicuro, scambi di battute vorticosi, che spaziavano dalla politica alla storia fino alla teologia, e che, di solito, si concludevano, più o meno, con un vaffanculo scambiato tra il razzista di merda e lo schifoso comunista di turno. Una battuta memorabile – l’ha fatta un leghista durante una discussione sull’esistenza di Dio che era cominciata perché un comunista aveva stigmatizzato l’uso, da parte del leghista, delle parole ‘Dio’ e ‘cazzo’ nella stessa frase – questa battuta memorabile, dicevo, è un meraviglioso quanto terribile avvertimento a chi non crede: fai come vuoi, tanto il Signore, quando crepi, te lo ritrovi davanti.

In mezzo a tutto questo, ecco che compaiono i post di tale Ermes La Beffa. Leghista di ferro, la sua immagine del profilo è un Bossi col dito medio alzato ed è uno dei più decisi negli scontri verbali con quelli che lui chiama ‘zecche’. La Beffa pubblica anche delle immagini. Sono dei manifesti che illustrano i premi in palio nella lotteria della festa. Ne dico due: l’accendino col Sole delle Alpi (il manifesto spiega: Accendirogo – per i rom che invadono il tuo campeggio) e il kit fucile-gommone (il fucile nella mani di un bambino bianco e puntato verso un bambino nudo e nero sul gommone). Contestualmente a questi, La Beffa ne pubblica un altro, dove rivela il suo volto, il suo nome completo e il suo slogan su un manifesto leghista alle amministrative: Ermes M’be La Beffa – dopo Miss Padania marchigiana, un leghista nero, non me par vero. Ma come, questo super-leghista è un nero? Ma allora forse non è davvero un leghista, forse è tutto finto, forse questo Ermes non esiste, è inventato, è una presa in giro, è una beffa (ma va?!), forse quei manifesti non sono razzisti per davvero, ma mostrano immagini forti proprio per denunciare l’ideologia razzista che ritroviamo nelle parole che escono dalla bocca di certi esponenti della Lega? Forse è così?

Un passo indietro: ricordate i post sulla bacheca, quelli più che critici, quelli che esprimevano un concetto semplice che potremmo sintetizzare nell’espressione ‘Lega merda’? Ecco, insieme a quelli, l’amministratore della pagina cancellava tutti quelli genericamente critici, ma civili, anche quelli di chi magari chiedeva solo qualche spiegazione, e non inneggiava, come avrebbe forse dovuto, alla Padania. I manifesti di La Beffa non li ha cancellati nessuno, e sono rimasti fino alla fine accanto alle foto delle grigliate servite alla festa (didascalia: alla faccia di chi non mangia carne di maiale) e di donne col velo (didascalia: chi va in un paese straniero e non si adegua al modo di vestire è un maleducato e se ne dovrebbe andare).

Eppure, quei manifesti erano così sconvolgenti che, qualcuno che non ha capito, li ha segnalati all’amministrazione del sito e poi, quando gliel’hanno spiegato che era tutta una beffa (to’, che coincidenza!, avrà pensato), si è incattivito ancora di più e ha minacciato denunce di qui e querele di là. Così ha fatto la Lega, comprensibilmente, che si è sentita mezza in mezzo, quando la cosa è uscita da FB e se ne parlava in giro, per pararsi il… per mettere le mani avanti. Tutta la faccenda finisce sui giornali locali, ai quali non par vero.. no, non un leghista nero, ma di fare un titolo che contiene le parole ‘Hacker razzista’. Doppia falsità, evidentemente, e non c’è bisogno di conoscere il vero autore dei manifesti per capirlo. Poi le cose sono andate come sono andate, cioè come spiega lui stesso in questo articolo a sua firma sul sito della rivista satirica Mamma! (sì, ci sono le immagini dei manifesti che vi dicevo, e sì, curiosoni del mio villaggio, c’è anche il nome di chi è stato). L’avete letto? Buffo, no? Ve lo dicevo all’inizio.

Per finire due cose. La prima: so perfettamente che Asterix non esiste, che è un personaggio dei fumetti. Ci tengo a dirlo, c’è in giro un sacco di gente che non capisce quando si scherza, e non vorrei ritrovarmi due energumeni in camice bianco alla porta. La seconda: io, poi, a questa festa ci sono andato, al Lega Fest, alla Festa Nazionale Lega Nord Marche. Ci sono andato a cena il venerdì sera, e ho mangiato un bel piatto di rigatoni all’amatriciana: cucina esotica, insomma.

Il Referendum della terza media [aggiornamento]

(Come è andata a finire)

Eh, Amici! Il legislatore la sapeva lunga. Il legislatore sapeva che, a fare appello alla professionalità dei componenti la commissione, il voto finale sarebbe stato il frutto meditato di una valutazione collegiale. E così è successo. Nella mia scuola e nelle altre, a sentir dire. S’è limato, s’è rivisto, s’è aggiustato. S’è anche molto discusso, a volte litigato, se necessario, votato. Tutto, pur di far sì che il voto finale non fosse un numeraccio buttato giù a caso. E i numeri, violati nel loro intimo significato (quello di esprimere una quantità), si son piegati alla logica del buon senso, del GIUDIZIO.

A quoi bon, mes amis? A che pro tutto questo?

Perché mettere in piedi tutta questa farsa di numeri, medie aritmetiche, arrotondamenti per poi infischiarcene e tornare alla valutazione collegiale (espressa veramente con professionalità) per cui Marchino è da sette e con sette deve uscire? Magari otto, se fa bene l’esame.

Come vi dicevo, non stiamo selezionando chi, fra decine di candidati, insegnerà Meccanica Quantistica alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Tutta questa necessità di comporre i voti con il bilancino del farmacista non la vedo, se non nell’ottica di rendere giustizia a chi, quei voti, li merita. Nel bene, nel male. Ma quella giustizia con la media aritmetica che tiene conto per un 86% dell’esame e per un 14% del percorso di un anno non si ottiene.

E questo, miei cari, non ci voleva molto a capirlo. Se ci avessero pensato* un attimo almeno, anche il legislatore, anche la stagista, anche la Fottutissima Carmela Palumbo l’avrebbero capito.

La tediosa, ma in ferie,

Insegnante di scuola pubblica

Simona Rovidati

*manco a dirlo! Pensare dal latino pensāre: “pesare con cura”.

(Mi arriva questa mail. E’ una testimonianza dal basso, come scriverebbero i giornali seriosi. La pubblico perché parla di una cosa che riguarda un sacco di gente – i ragazzi che hanno gli esami delle medie – che al Referendum non ha votato per questioni di età. E poi perché anche il ragazzo che ho aiutato con i compiti a casa ha l’esame. E poi perché in questi giorni di scelte epocali fatte con milioni di singoli Sì e di singoli No, non può far male passare qualche minuto a pensare ad una cosa così banale e quotidiana come la scuola. E poi, chiaro, perché m’ha dato gusto leggerla. La riporto paro paro. E mi chiedo: cos’è un esame delle medie? Un Referendum dove una manciata di votanti dicono Sì o No a un quattordicenne)

Carissimi Amici,

quest’oggi mi faccio latrice. Tra farmi latrina e farmi latrice come non optare per quest’ultima possibilità, non foss’altro che per buongusto. Vorrei portare alla vostra attenzione un piccolo aspetto che, riguardando la scuola, riguarda tutti voi. Solitamente anticipo le mie esternazione con un “cestinate o, in alternativa, leggete” ma in questo caso mi sento di chiedervi un piccolo favore personale. Vi chiedo di leggerle attentamente, queste righe. Così, un momento che avete due minuti, per farvi un’idea.

Cito per voi la circolare ministeriale 46/11 che, a sua volta, cita il DPR122/09 e la sua collega CM 49/10: l’argomento è il voto finale dell’esame di terza media. Non il concorso che porterà i candidati alla cattedra di Astrofisica, non allo scranno di Governatore della Banca d’Italia, non a dirigere i Berliner Philharmoniker, ma l’esame di terza media, sforzatevi di ricordare: l’avete fatto anche voi.

Dunque, cito “ il voto finale dell’esame conclusivo del I ciclo è costituito dalla media dei voti in decimi ottenuti nelle singole prove e nel giudizio di idoneità arrotondata all’unità superiore per frazione pari o superiore a 0,5. Per media dei voti deve intendersi la media aritmetica, in quanto volontà del legislatore è stata quella di attribuire a tutte le prove d’esame uguale peso. Si esclude pertanto ogni possibilità di ricorrere alla media ponderata.”

Forse il legislatore, che spesso è poco avvezzo a ragionar di matematica, non si è avveduto che così facendo non solo tutte le prove d’esame avevano lo stesso peso, ma anche il voto di idoneità (cioè la media dei tre anni di scuola ex-media): vale a dire tre anni di scuola come lo scritto di francese (ca va sans dire)! Anni di interrogazioni, temi, espressioni, disegni, salti in alto, esercizi al flauto al pari di una letterina per dire a Mon cher ami che andrai in vacanza in cote d’azur. Con tutto il rispetto per il francese, sia chiaro.

Direi amici che, per quanto sia una cazzata di proporzioni infinite, la solfa del legislatore è chiara:

(media dei voti di ammissione + voto scritto italiano + voto scritto matematica + voto scritto inglese + voto scritto francese + voto invalsi di italiano + voto invalsi matematica + voto orale) : 8.

Lo sanno fare anche gli alunni di terza media, per cui è facile.

Bene. Alleniamoli pure da piccoli alla specialità nazionale, quella del guizzo finale, quella della soluzione alla disperata, quella del rush finale contro l’applicazione seria e costante: l’esame conta 7/8; tre anni di scuola 1/8. Sono cittadini italiani, in Italia dovranno probabilmente vivere, ed è quindi importante che sviluppino le caratteristiche necessarie a sopravvivere in questo paese.

Peccato che poi, la circolare, prosegua con un “pertanto”. Pertanto (ho consultato la Treccani on-line) ha valore deduttivo conclusivo, vuol dire “da tutto ciò che è stato appena detto ne consegue che…”

E adesso amici, la ciliegina sulla torta. Dal discorso della media (aritmetica, miei cari, poiché il legislatore si farebbe operare di emorroidi piuttosto che consentirci di fare una media ponderata!), dicevamo dal discorso della media ne consegue che…tenetevi forte, potreste avere un effetto TAGADA,…”sarà cura PRECIPUA della commissione e della PROFESSIONALITA’ dei suoi componenti* far sì che il voto conclusivo sia il frutto meditato di una valutazione collegiale delle diverse prove e del complessivo percorso scolastico dei giovani candidati”.

DEVO FARE LA MEDIA ARITMETICA O DEVO MEDITARE (che, guarda un po’ è sinonimo di PONDERARE, cioè dare un peso), FARE UNA VALUTAZIONE (cioè dare un valore) delle diverse prove?

Se la media di Carluccio viene 6.5 (che il legislatore mi IMPONE di arrotondare a 7) io e i miei colleghi avremo cura precipua di valutare con professionalità che cosa? ‘sta minchiata di circolare che avete fatto? Il vostro QI da platelminti? I soldi pubblici sprecati per stampare, fotocopiare per OGNI insegnante impegnato negli esami in TUTTA ITALIA la suddetta CM46/11 (son 3 pagine) e soprattutto pagare i vostri stipendi?

Io ho cura precipua di farvi sapere, amici, che la signora che firma questa circolare che metterà un piccolo tassello nella costruzione del futuro dei vostri figli, nipoti, dei geriatri che ci cureranno l’alzheimer quando saremo vecchi, dell’odontoiatra che costruirà la nostra dentiera, etc, è tale F.to Carmela Palumbo (dove F.to spero stia per fottutissimo), e il suo stipendio probabilmente non si discosta dalla somma di tutti i nostri messi assieme.

I miei alunni non sono certo un granché, ma quando non hanno studiato hanno preso quattro, quando si sono comportati male hanno preso una nota. I loro genitori sono stati chiamati a scuola più e più volte. Che il legislatore lo voglia o meno supereranno ‘sta stronzata di esame: a qualcuno sarà regalato qualcosa, qualcuno prenderà la prima delle innumerevoli fregature che il ministero dell’istruzione, per mano (sinistra) nostra gli infliggerà. Ma hanno 14 anni. Non sono pagati per venire a scuola. Quello che hanno imparato è per loro, quello che non hanno imparato è contro di loro.

Invece quello che mi domando, e vorrei che voi, con me, vi domandaste è: questi signori della direzione generale per gli ordinamenti scolastici e per l’autonomia scolastica come sono arrivati a partorire una circolare di tal guisa? In quale riunione, gruppo di lavoro? Era mattina o pomeriggio? Era un appuntamento fissato da tempo o si sono svegliati a metà maggio “Oh! Toccherà dire due cazzate sull’esame di terza media!”. Qualche stagista avrà fatto un bozza di proposta che è girata per e-mail sui pc della direzione e tutti si saranno trovati d’accordo, probabilmente senza leggerla, d’altra parte è cosi carina e scrupolosa la stagista… Oppure menti laureate si sono VERAMENTE messe a tavolino per decretare che il legislatore vuole tutto e il contrario di tutto?

Concludo amici perché so che voi avete da fare.

La circolare termina con un capolavoro di ermetismo, Mario Luzi a confronto è Trilussa: non posso privarvene.

Certificazione delle competenze

“Per l’individuazione dei traguardi di competenza da certificare, nelle more della definizione di un modello nazionale di certificazione delle competenze al termine del primo ciclo di istruzione, le istituzioni scolastiche faranno riferimento alle Indicazioni nazionali per il primo ciclo,………taratatam………rullo di tamburi……che sono attualmente ( data 26 maggio, l’esame inizia il 13 giugno) oggetto di revisione”.

Fate bene, Dottori della direzione generale. Fate una revisione. Fatevi fare anche il tagliando. Un po’ d’olio (di gomito) male non vi potrà fare. Un po’ d’acqua nel radiatore vi rinfrescherà le idee. Cominciate, anzi, a revisionare anche un po’ più tardi ché tanto noi non ci teniamo affatto a certificare le competenze. Li licenzieremo i nostri, debosciati e non, con un numeretto che li accompagnerà alla scuola che si sono scelti, dove altre circolari (che avrete cura precipua di rifilarci) li seguiranno nel loro cammino prendendoli amorevolmente per il culo, passo passo fino alla laurea.

L’insegnante di scuola pubblica

Simona Rovidati

* componenti che inculcano valori contrari a quelli della famiglia, comunisti, maleolenti, ma alla cui professionalità il legislatore vuol comunque fare appello: la ringraziamo tanto, signor legislatore.